Benenzon definisce la musicoterapia come una disciplina “scientifica” che utilizza un mediatore corpo-sonoro al fine di migliorare la qualità di vita della persona nella quotidianità, mirando a stabilire un rapporto saldo tra paziente e musicoterapista. Questo modello musicoterapico è attivo e non verbale, può essere applicato in ambito preventivo, riabilitativo e terapeutico. Il principale obiettivo da raggiungere è rappresentato dall’acquisizione da parte del paziente di nuove modalità comunicative che determinino un miglioramento della vita quotidiana di quest’ultimo.
Sono differenti gli ambiti di intervento in cui la musicoterapia può intervenire.
Perché la musicoterapia per un bambino affetto dalla patologia autistica?
I pazienti affetti da un disturbo autismo primario mostrano avere una compromissione dell’interazione sociale, della comunicazione verbale non verbale e hanno un repertorio di interessi e attività limitati.
La musicoterapia mediante l’utilizzo del canale corporo-‐sonoro-‐musicale cerca di avvicinarsi al paziente autistico, non invadendo il suo spazio e non obbligandolo a schemi di comunicazione a lui non naturali.
La musicoterapia con pratiche attente ai processi creativi, sia individuali sia collettivi, collabora e dialoga in contesti ed équipe multidisciplinari formulando ipotesi di intervento, realizzando progetti in una dinamica di ascolto e reciprocità..
La musicoterapia coinvolge in modo il attivo la persona in una sorta di “allenamento” alla coordinazione senso-motoria, alla relazione sociale, all’ascolto, all’attenzione, all’espressività personale.
La Musicoterapia si avvale del gioco, quale strumento di diagnosi e cura del bambino, al fine di modulare, recuperare e sviluppare competenze fisiche e psichiche.
Attraverso l’utilizzo della voce è possibile inoltre educare la respirazione con risvolti positivi sullo sviluppo linguistico e sulla capacità di rilassamento e autoregolazione degli impulsi psicomotori.